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Provincia di Lecce - Territorio di Lecce

La città di Lecce è nota per la ricchezza dei monumenti che la adornano, molti dei quali realizzati nel tipico stile barocco leccese. Significativi sono i fregi, i capitelli, i pinnacoli ed i rosoni che decorano molti dei palazzi e delle chiese della città (se ne contano oltre 40), come ad esempio il Palazzo dei Celestini e l'adiacente Basilica di Santa Croce, nonché la chiesa di Santa Chiara ed il Duomo.

Il centro della città è racchiuso in mura di cinta risalenti al XVI sec., ma ormai in gran parte distrutte. La città presentava originariamente quattro porte di accesso: Arco di Trionfo (Porta Napoli), Porta Rudiae, Porta San Biagio e Porta San Martino. Di queste l'ultima non è più visibile in quanto crollata nel XIX sec.

Anfiteatro Romano
Il Teatro Romano

Periodo messapico

L'Ipogeo Palmieri, prestigioso esempio di architettura funeraria messapica, è visitabile all'interno del giardino di Palazzo Guarini, lungo via Palmieri. Rinvenuta nel 1912 da un appassionato di antichità locali, la tomba apparve già priva di corredo, depredata probabilmente nel corso del XVI secolo, epoca a cui risalgono alcune iscrizioni graffite sulle pareti del corridoio d'ingresso e delle celle. L'ipogeo è composto da tre ambienti disposti intorno ad un vestibolo.
Sulla base di confronti stilistici e tipologici, per la tomba, realizzata evidentemente per una famiglia locale aristocratica, è stata proposta una cronologia all'inizi del III secolo a.C..

Periodo romano

Situato nella centralissima Piazza Sant'Oronzo, ne resta l'arena, le gradinate inferiori e parte delle mura esterne. Fu costruito nel II secolo d.C., in Età Augustea e misurava circa 102 m × 83 m e riusciva a contenere oltre 25.000 spettatori.

In epoche successive fu sotterrato e sovrastato da altri edifici. Il monumento venne scoperto durante i lavori di costruzione del palazzo della Banca d'Italia, effettuati nei primi anni del '900. Le operazioni di scavo iniziaro quasi subito, grazie alla volontà dell'archeologo salentino Cosimo De Giorgi, e si protrassero sino al 1940. Attualmente è possibile ammirare solo un terzo dell'intera struttura, in quanto il resto rimane ancora nascosto nel sottosuolo di piazza Sant'Oronzo dove si ergono alcuni edifici e la chiesa di Santa Maria della Grazia.

In via dell'Arte della Cartapesta si incontra il Teatro Romano scoperto nel 1929, databile all'età augustea come l'Anfiteatro. La cavea di questo teatro, probabilmente riservato ai lupiensi mentre quello di piazza Sant'Oronzo veniva frequentato dai provinciali, misura 19 m di diametro. Ignorato per secoli come l'anfiteatro, ha restituito alcune statue che sono conservate presso il Museo archeologico provinciale Sigismondo Castromediano.

Periodo medievale

Architetture religiose

Abbazia di Santa Maria di Cerrate-Interno
Facciata della chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo

L'Abbazia di Cerrate, è situata fuori dalla città, nelle campagne in direzione della marina di Casalabate. Venne edificata dai Monaci basiliani nel XII secolo. Accanto al portico finemente scolpito, è possibile ammirare un pozzo rinascimentale. L'interno custodisce un baldacchino del 1269 e numerosi affreschi eseguiti tra il XIII ed il XIV secolo.

Situata al confine con il comune di Surbo, la Chiesa di Santa Maria d'Aurio è una struttura romanica risalente ai secoli XII-XIII. L'edificio sacro è quel che resta di un antico casale abbandonato tra il XV e il XVI secolo.

La Chiesa di San Giovanni Evangelista, è un edificio medievale voluto nel 1133 dall'ordine delle Benedettine e da Anacleto II.

Sorge nel centro storico della città, in corte Accardo, e venne ampliata e rimaneggiata nel corso dei secoli. La chiesa, severa ed austera all'esterno, presenta un interno sfarzoso influenzato dallo stile barocco affermatosi a Lecce nel corso del Seicento. Alla prima metà del Cinquecento appartiene la quadrata torre campanaria.

Situata all'interno del cimitero, la Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo venne eretta nel 1180 dal penultimo re normanno Tancredi. Nel 1716 venne rifatta la facciata da Giuseppe Cino, adornandola di numerose statue, conservando i due portali, il rosone, la cupola, e alcuni elementi decorativi. L'interno a tre navate presenta archi a sesto acuto e una cupola nel mezzo della navata centrale. Gli affreschi alle pareti sono del XV, XVI e XVII secolo. Nel XVI secolo l'architetto leccese Gabriele Riccardi rifece il convento nel cui chiostro fa bella mostra di sé un artistico pozzo seicentesco.

Situato nei pressi del cimitero, adiacente alla chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo, il monastero degli Olivetani è un complesso architettonico risalente al XIV secolo. Oggi sede della Facoltà di Beni Culturali e della biblioteca di Studi Storici dell'Università del Salento, presenta un particolare chiostro, opera di Gabriele Riccardi, ispirato ai modelli medievali, con colonne binate ed all'interno un pozzo con un'edicola tipicamente barocca.

Architetture militari

La Torre di Belloluogo è una torre medievale costruita nel XIV secolo. Voluta da Gualtiero di Brienne, è un importante esempio di architettura militare angioina. La torre di forma cilindrica è ancora circondata dal fossato originario pieno d'acqua. Fu dimora di Maria d'Enghien, nella quale vi trascorse gli ultimi anni della vita.

Di particolare interesse è una piccola cappella affrescata con scene della vita di Santa Maria Maddalena.

  • Torre del Parco (Turris Prati Magni)
Torre del Parco

Torre del Parco, situata nel cuore di Lecce, rappresenta uno dei monumenti simbolo della città del periodo medioevale e rinascimentale. Il complesso monumentale fu edificato nel 1419 ad opera del diciottenne Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, principe di Taranto, figlio di Raimondello e di Maria d'Enghien la quale, all'epoca, si fregiava dei titoli di contessa di Lecce e regina del regno di Napoli, avendo sposato, in seconde nozze, il re Ladislao di Durazzo. La Torre, alta più di 23 metri e costruita su tre livelli, è circondata da un fossato nel quale erano allevati gli orsi, simbolo araldico della famiglia Orsini del Balzo. Il parco intorno alla Torre aveva un'estensione di oltre 40 ettari ed era ripartito in una zona pubblica e in una privata: il "Parco di Dentro", cittadella recintata comprendente la Torre e le "Stanze del Principe", e il "Parco di Fuori" che si estendeva sino alle mura urbane e che era luogo di fiere, mercati e pubblico passeggio. Nel 1434, un'ala del complesso monumentale divenne sede del Concistorium Principis, tribunale medievale presieduto da Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. La struttura, inoltre, fu sede della zecca dove venivano coniati i cosiddetti "mali carlini", monete d'oro e d'argento. Negli anni 1458-1461 la Torre divenne carcere per alcuni prigionieri che incisero le loro “lamentazioni” (tuttora visibili) negli strombi delle saettiere nel piano inferiore della fortezza. Dopo la morte di Giovanni Antonio il complesso divenne dimora dei vari viceré spagnoli che si alternarono nel dominio di Lecce: da Ferrante Loffredo a Ferrante Caracciolo.

  • Castello Carlo V
Cortile del Castello.

Il Castello è stato realizzato, secondo la tradizione, per volere di Carlo V per scongiurare le invasioni turche, di cui la più funesta fu, per la Terra d'Otranto, quella che nel 1480 causò il sacco di Otranto.

In realtà Carlo V ampliò e modificò un preesistente maniero, che secondo gli scavi e gli studi condotti dall'Università del Salento doveva risalire al XIII-XIV secolo. Una parte risalente a tale periodo risulta essere il torrione di forma quadrangolare detto mastio di Accardo. Gli ampliamenti del XVI secolo hanno dato al complesso una pianta quadrilatera, formata da quattro fronti bastionate, un tempo munita di fossato che venne colmato nel 1870. La fortezza presenta due porte: una orientata a nord-ovest che è quella rivolta verso la città, e l'altra sul lato opposto, che un tempo guardava la campagna. Sulla seconda porta appare lo stemma dell'imperatore asburgico, stemma che pure sormontava la prima porta ma che, poi, è stato rimosso ed allogato in un muro del cortile. L'interno è dotato di ampi ambienti che oggi ospitano manifestazioni culturali.

Periodo barocco

Piazza Sant'Oronzo

La Colonna di Sant'Oronzo

Il salotto elegante di Lecce è Piazza Sant'Oronzo, in parte occupata dall'Anfiteatro romano del I-II secolo d.C, riportato alla luce all'inizio del Novecento. Nella piazza s'innalza la colonna, donata dalla città di Brindisi per cercare di adornare la spoglia piazza, con la statua di Sant'Oronzo, protettore della città. Di fronte alla statua si trova l'armonioso palazzetto del Sedile, antica sede del Municipio, dove il sindaco riceveva la cittadinanza. Accanto a questo edificio, sorge la chiesetta di San Marco, importante testimonianza dell'esistenza di una colonia di mercanti veneti giunti in città per praticare attività commerciali. Un'altra testimonianza artistica che si affaccia sulla piazza davanti all'anfiteatro è la chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Alta circa 29 metri, la Colonna di Sant'Oronzo, fu innalzata alla fine del XVII secolo dal leccese Giuseppe Zimbalo, utilizzando i rocchi in marmo cipollino africano di una delle due colonne romane che concludevano la Via Appia a Brindisi.

Il Sedile, fu costruito nel 1592 su incarico dell'allora sindaco veneziano Pietro Mocenigo, in sostituzione del vecchio abbattuto nel 1588. Utilizzato in passato per vari usi istituzionale e come sede del Municipio, oggi è destinato per mostre d'arte ed esposizioni.

La Chiesetta di San Marco, collocata accanto al Sedile è di antiche origini. La costruzione fu voluta nel 1543 da un insediamento veneto presente nella città di Lecce per motivi commerciali. L'edificio, di piccole dimensione, presenta un prospetto lineare con due portali, di cui quello principale è sormontato dal leone alato, simbolo di Venezia.

La Chiesa di Santa Maria della Grazia è situata di fronte all'anfiteatro romano. Fu realizzata nel 1590, seguendo il progetto del monaco teatino Michele Coluzio, in seguito al prodigioso rinvenimento di un affresco della Vergine col Bambino al quale sarebbe seguito qualche tempo dopo, nel 1585, la guarigione di una paralitica.

Piazza del Duomo

Piazza del Duomo di notte

È il barocco a dominare nella centrale Piazza Duomo. Questo grande cortile, poi modificato, risale al tempo del vescovo Gerolamo Guidano. Ad esso si accede attraverso i propilei, realizzati verso la fine del XVIII secolo da Emanuele Manieri, essendo stati abbattuti gli originali muri d'ingresso.

Piazza Duomo è uno dei rari esempi di "piazza chiusa". Un tempo, la sera le porte, delle quali ancora oggi sono visibili gli imponenti mozzi, venivano serrate. Che si tratti di un chiaro esempio di barocco è evidente anche dalla soluzione a dir poco teatrale della "falsa facciata". Il visitatore che entra in Piazza Duomo si trova di fronte una facciata di chiesa, che solo ad una attenta visione si rileva "posticcia". È sufficiente varcare la soglia del portale per ritrovarsi nella navata laterale della Chiesa. La cattedrale non accoglie, dunque, di fronte il visitatore, ma si trova collocata, rispetto all'ingresso della Piazza, in modo parallelo. La soluzione scenografica venne adottata per evitare che il visitatore si trovasse di fronte ad un muro piatto e senza decori.

L'architetto leccese, che si adoperò per armonizzare l'arredo urbano, realizzò, ai lati dei propilei, i palazzi gemelli che, entrambi al piano terreno, palesano arcature a bugne lisce, oggi in parte chiuse o trasformate in porte e finestre. A sinistra della piazza si erge imponente il campanile, opera di Giuseppe Zimbalo, mentre al centro la cattedrale e, in posizione più arretrata, l'episcopio. Sulla destra, infine, si trova il seminario.

  • Duomo
Duomo
Episcopio
Seminario

Collocato al centro della omonima piazza, il Duomo, tra i più belli d'Italia, fu costruito una prima volta nel 1144, poi nel 1230. Su richiesta del vescovo di Lecce, Luigi Pappacoda, il duomo fu completamente ristrutturato negli anni tra il 1659-70 da Giuseppe Zimbalo a cui si deve anche l'attigua torre campanaria alta 70 metri circa e suddivisa in 5 piani con finestre molto slanciate; termina con una loggia ottagonale.

Il tempio possiede due prospetti, di cui il principale è quello a sinistra dell'episcopio, mentre l'altro guarda l'ingresso della piazza. La facciata principale, piuttosto semplice sotto il profilo decorativo, si sviluppa in due ordini ove appaiono le statue, allogate in nicchioni, dei Santi Pietro e Paolo, di San Gennaro e di San Ludovico. La disposizione delle paraste scanalate fa intravedere che la chiesa è strutturata in tre navate. Il prospetto secondario, invece, è ricco, esuberante. Si evidenzia il portale sovrastato da una balaustra; al centro, si innalza la statua di Sant'Oronzo mentre, in basso, due nicchie ospitano le statue dei SS. Giusto e Fortunato.

L'interno, a croce latina, è impreziosito da 12 altari più maggiore, per la più parte del tardo Seicento, ed è ricco di opere pittoresche realizzate da valenti artisti, tra i quali Giuseppe da Brindisi, Oronzo Tiso, Gianserio Strafella, G. Domenico Catalano e G. A. Coppola. La Cattedrale possiede una cripta del XII secolo, rimaneggiata nel XVI con aggiunte barocche.

Il campanile del duomo, eretto dallo Zimbalo tra il 1661 ed il 1682, è alto circa 72 metri. Risulta essere il 17º campanile in Europa per altezza, tant'è che dalla sua sommità si scorge l'Adriatico e, in giornate particolarmente limpide, anche le montagne dell'Albania.

Costruita per la prima volta nel XV secolo, la residenza del vescovo fu ampliata nel 1649 dal Pappacoda e infine, nel 1761 venne ristrutturato da mons. Alfonso Sozy-Carafa che affidò i lavori ad Emanuele Manieri. L'architetto leccese eliminò la scala esterna ridisegnando in maniera più razionale e armoniosa la facciata della residenza vescovile.

Il prospetto dell'Episcopio si dispone ad angolo retto e si allinea, pertanto, a destra del seminario e a sinistra della Cattedrale. Sia le nuove arcate del lato destro che le sei del lato opposto (3+3) sono intercalate da colonne doriche. Considerando il prospetto noteremo, sul portale, al secondo ordine, tre nicchie in cui sono ospitate statue (quella della Vergine al centro), mentre il fastigio contiene il centrale orologio (1761) che fu inventato dal leccese Domenico Panico.

Questo interessante monumento si deve alla volontà del Vescovo Antonio Pignatelli (1682-1695). L'architetto Giuseppe Cino lo realizzò tra il 1694 e il 1709.

Il prospetto è bugnato, è scandito da due serie di otto finestre elegantemente incorniciate e inframmezzate, al centro, dal portone d'ingresso sovrastato da un ampio balcone centrale incluso da archi. L'edificio è coronato da una balaustra, ma continua con un altro piano di epoca posteriore.

Entrati nell'edificio, si notano sulle pareti laterali dell'ingresso otto busti in pietra leccese che rappresentano i dottori della Chiesa. Pervenuti nell'ampio atrio, si scorge al centro un magnifico pozzo, opera del Cino, finemente decorato, che sembra ad alludere ad un canestro con manico. Infine da menzionare la presenza di una graziosa cappella elegantemente decorata.

Chiese e conventi

Chiese
  • Basilica di Santa Croce
Basilica di Santa Croce
Chiesa di Sant'Irene
Chiesa di San Giovanni Battista
Chiesa del Gesù
Chiesa del Carmine
Chiesa di San Matteo

La Chiesa di Santa Croce, monumento simbolo del barocco leccese, fu costruita a cavallo di due secoli, dal 1549 al 1695, su disegni di Gabriele Riccardi e da architetti del calibro di Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo.

Il prospetto, ricco di simboli, statue e decorazioni, si divide in tre sezioni: la prima procede dalla gradinata fino alla balaustra; la seconda da questa al cornicione; la terza, infine, è costituita da tutto il resto sino al fastigio. L'interno, a croce latina e a tre navate, è di pura forma basilicale. La nave maggiore è ad archi che poggiano su sedici colonne ornate di capitelli di tipo corinzio. Nel transetto si innalza la cupola, indi appare l'abside polilobata connotata di rara eleganza. La navata centrale è sovrastata da un soffitto a cassettoni in legno di noce dorato; le due laterali sono coperte da volte a crociera e si aprono su sette cappelle, tutte dotate di altari, ai quali vanno aggiunti i due del presbiterio, nonché il maggiore, del XVIII secolo, a tarsie marmoree, proveniente dalla chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo.

La Chiesa di Sant'Irene dei Teatini, intitolata a Santa Irene patrona della città fino al 1656, rispecchia, in tutta la sua sontuosa bellezza,la devozione e il rispetto che i leccesi avevano per la loro santa protettrice.

Fu edificata a partire dal 1591 su progetto del teatino Francesco Grimaldi. Presenta una grandiosa facciata composta da due assetti stilistici sovrapposti. Sulla trabeazione è posta un'iscrizione dedicata a Santa Irene: «Irene virgini et martiri». L'interno, a croce latina e ad una sola navata, si modula in modo molto più sobrio rispetto al prospetto esterno, presentando, per ogni lato, tre profonde cappelle, comunicanti tra loro, caratterizzate da volte ellittiche illuminate a luce naturale. Presenta molti altari tra cui si ricordano per importanza artistica quello maggiore intitolato alla Croce, quello di Sant'Irene, quello dell'Arcangelo Michele e quello di Sant'Andrea Avellino. La chiesa può essere definita una vera e propria pinacoteca, perché ospita numerosissime tele di inestimabile valore artistico.

La Chiesa di Santa Teresa con l'attiguo convento dei Carmelitani Scalzi, fu fondata nel 1620. È dedicata a Santa Teresa d'Avila fondatrice dell'ordine dei Carmelitani Scalzi. Tipicamente barocca, la chiesa venne realizzata da Giuseppe Zimbalo, e richiama un'altra costruzione del maestro leccese, l'Annunziata di Galugnano.

La facciata risulta imcompiuta; l'interno ad unica navata e a croce latina presenta importanti tele seicentesche e altari di pregievole valore artistico.

La Chiesa di Santa Elisabetta è un piccolo edificio rinascimentale e barocco, edificato a partire dal 1519. Anticamente era dedicata a Sant'Andrea Apostolo ed è conosciuta anche come chiesa Nova. Voluta dai canonici Lateranensi, la chiesa è oggi chiamata di Santa Elisabetta, in quanto per due secoli vi officiò la Confraternita della Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta.

La Chiesa di Sant'Anna, dedicata alla madre della Vergine, venne edificata nel 1680 per volere della famiglia Verardi, la quale fece edificare anche l'attiguo Istituto del Conservatorio. Presenta una struttura architettonica semplice, lineare, di impronta classica e ripropone lo stesso disegno compositivo della facciata principale del Duomo, il che suggerisce la sua attribuzione al medesimo autore, Giuseppe Zimbalo.

La Chiesa di San Giovanni Battista, detta anche del Rosario, fu realizzata nel 1690-91 dallo Zimbalo. Il prospetto è diviso in due ordini da una balaustra con statue; in basso, il grande portale centrale è sormontato dalla statua di San Domenico di Guzman ed è fiancheggiato da due colonne scanalate a spirale, con capitelli decorati; in alto, la grande finestra centrale è fiancheggiata da trofei di fiori; un'altra balaustra divide il secondo ordine dal timpano dal grande effetto plastico. La pianta è a croce greca e all'interno, lungo tutto il perimetro, presenta ricchi altari. Il pulpito è l'unico delle chiese leccesi ad essere realizzato in pietra leccese. La copertura è a capriate lignee; la realizzazione della cupola fu sconsigliata per le grandi dimensioni della campata.

La Chiesa del Gesù, conosciuta anche con il nome del Buon Consiglio, fu costruita nel 1575 per i Gesuiti, giunti a Lecce l'anno precedente. Venne realizzata su disegno del gesuita comasco Giovanni De Rosis, sul sito dell'antica chiesa di San Niccolò dei Greci. Presenta una sobria facciata che ripropone quella della Chiesa del Gesù di Roma. L'interno, ad unica navata, accoglie altari di pregievole fattura e opere pittoriche e scultoree collocabili tra il XVI e l'inizio del XIX secolo.

La Chiesa di Santa Chiara, tra le più belle della città, venne edificata nel 1687 sul progetto di Giuseppe Cino e sorge sull'area di un precedente edificio del XV secolo. Presenta un prospetto incompiuto, in quanto manca il fastigio superiore, e un interno a pianta ottagonale con profondo transetto ricoperto da una volta a stella. L'esterno, come anche l'interno, risulta essere scandito in due ordini. Lungo le pareti interne si aprono i cori con grate da cui le Clarisse del contiguo monastero partecipavano alle celebrazioni.

La Chiesa di Sant'Angelo, detta anche Santa Maria di Costantinopoli, è una delle prime chiese costruite nella città. Edificata nel lontano 1061 per gli Agostiniani, venne ristrutturata nel XIV secolo. Nel 1663 le pessime condizioni strutturali spinsero a un rifacimento totale del complesso. La facciata, che risulta incompiuta nell'ordine superiore, è caratterizzata dal portale centrale in bronzo del 1750 progettato da Emanuele Manieri, che rappresenta uno dei capolavori artistici di Lecce; l'interno, a navata unica e a croce latina, custodisce opere artistiche di inestimabile valore.

La Chiesa di Santa Maria della Provvidenza, meglio nota come delle Alcantarine dalle suore che occupavano l'attiguo monastero oggi demolito, venne realizzata nei primi anni del '700 dall'architetto Giuseppe Cino. In seguito, nel 1724, per volontà del committente Giuseppe Angrisani, barone di Torchiarolo, il progetto fu modificato e seguito dall'architetto Mauro Manieri. La Chiesa è una delle architetture religiose più semplici della città; la sua facciata, formata da tre ordini sovrapposti presenta elementi decorativi formalmente semplici mentre l'interno ha un impianto rettangolare ad aula unica con presbiterio a terminazione piatta.

La Chiesa del Carmine venne realizzata nella prima metà del Settecento per i Carmelitani, sul luogo dove sorgeva un'antica chiesa dedicata a San Nicola. Autore dell'edificio fu l'architetto Giuseppe Cino che vi lavorò sino al 1722, anno della morte. Venne completata molto probabilmente da Mauro Manieri. Presenta una sfarzosa e imponente facciata composta su tre ordini, mentre l'interno si sviluppa su una pianta articolata con un corpo longitudinale ellittico innestato ad un transetto non sporgente sul quale si apre un profondo coro a terminazione piatta.

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, insieme all'attiguo monastero dei Minimi di San Francesco da Paola, venne realizzata a partire dal 1524. Subì, nel corso dei secoli, vari rifacimenti che ne modificarono parzialmente l'aspetto originario. La facciata, rinascimentale con aggiunte barocche, conserva l'originario portale cinquecentesco; l'interno, a tre navate con presbiterio a terminazione piatta, è un contenitore di pregievoli testimonianze pittoriche e scultoree.

La Chiesa di San Matteo nacque nel 1667 dai disegni dell'architetto Giovann'Andrea Larducci e presenta gli elementi architettonici tipici delle chiese del pieno periodo barocco dell'Italia centrale. Il suo accordo plastico composto dall'ordine inferiore convesso e il superiore concavo, infatti, è poco usuale tra i monumenti dell'arte del Salento e di Lecce.

Una curiosa leggenda riguarda una colonna della facciata di tale chiesa; sul prospetto sono presenti due colonne una delle quali è completamente priva di ornamento, l'altra è composta da un ornamento a forma di spirale ma solo per metà dell'intera lunghezza della colonna: si narra infatti che il diavolo invidioso dell'opera dello scultore, fece in modo che quest'ultimo perdesse la vita prima di completare il lavoro.

La chiesa di San Francesco della Scarpa, si trova appena all'inizio del centro storico leccese, di fronte alla stazione ferroviaria. Tale chiesa viene anche denominata la chiesa senza facciata, poiché, a differenza delle sfarzose chiese barocche della città, a causa di lavori ottocenteschi ha perso la sua facciata, che oggi si inserisce nel colonnato dell'ex convitto Palmieri. A differenza dell'obliterata entrata, l'interno risulta di una certa imponenza, la pianta è a croce greca, precedentemente era a croce latina; cronologicamente la parte più antica dovrebbe risalire al XIII - XIV secolo: a testimonianza di ciò vi sono alcune scritte sui muri interni ed alcune epigrafi di cui di una tomba medievale. Di particolare pregio anche alcuni altari barocchi e una statua di notevole grandezza in pietra leccese raffigurante San Giuseppe.

Oggi la chiesa dopo numerosi restauri ha in parte recuperato l'antico splendore dopo anni di oblio, risulta consacrata e in determinati periodi è usata per mostre d'arte, per conto del Museo Archeologico Provinciale "Sigismondo Castromediano".

San Francesco d'Assisi a Lecce - Una leggenda narra che in questa chiesa abbia riposato San Francesco d'Assisi di ritorno dalla Palestina. Giunto il momento della partenza, si narra che i cittadini leccesi tennero una sua scarpa in ricordo, da cui il toponimo di San Francesco della Scarpa.

La Chiesa della Madre di Dio e San Nicolò, nota anche come Chiesa delle Scalze, venne edificata nel 1631 insieme all'attiguo monastero delle Scalze, che aquistato nel 1903 dalle Suore Salesiane dei Sacri Cuori divenne la sede definitiva della casa generalizia e dell'Istituto per sordomuti fondato da San Filippo Smaldone.

La semplicità del prospetto è contrastata dalla fastosità decorativa dell'interno. I muri dell'aula risultano animati da statue-reliquiari collocate in nicchie e da altari di vistoso risalto plastico. Nella chiesa riposano le spoglie di San Filippo Smaldone, trasferite dal cimitero cittadino nel 1942.

Altre chiese
Conventi

Situato accanto alla Basilica di Santa Croce, Palazzo dei Celestini, venne edificato tra il 1659 e il 1695 su progetto di Giuseppe Zimbalo, poi realizzato da Giuseppe Cino e Cesare Penna.

Palazzo dei Celestini
Ex Conservatorio di Sant'Anna

La facciata presenta delicati disegni ornamentali accanto alle finestre e all'ingresso, con punti e festoni floreali, e costituisce un esempio di barocco sobrio, alquanto raro da vedere nella Lecce settecentesca.

Un tempo sede del convento dei Celestini, il palazzo è sede dell'Amministrazione Provinciale.

Il Monastero dei Teatini, attiguo alla Chiesa di Santa Irene, è un edificio barocco, sede, per diversi secoli, dei Padri Teatini. Con la soppressione degli ordini religiosi, la chiesa e il monastero furono ceduti al Comune di Lecce che si preoccupò di conservare l'apertura al culto della Chiesa affidandola a due padri teatini leccesi. Il monastero venne adibito dapprima a caserma, poi a scuola e infine ospitò alcuni uffici municipali. Attualmente, dopo un accurato restauro, è utilizzato come contenitore culturale, per mostre e fiere. Famosa è la mostra dei presepi che si tiene ogni anno nel mese di dicembre.

Il Monastero dei Carmelitani, attiguo alla Chiesa del Carmine, è un edificio costruito a cavallo dei secoli XVI e XVII, per i Padri Carmelitani, giunti in città nel 1481. Gli ambienti del convento sono organizzati intorno ad un chiostro quadrangolare i cui prospetti interni mostrano i segni degli interventi ottocenteschi. Attualmente ospita il Rettorato dell'Università del Salento.

Il Convento domenicano di San Giovanni D'Aymo fu fondato nella seconda metà del XIV secolo da Giovanni d'Aymo. L'edificio, ricostruito nella prima metà del Settecento da Emanuele Manieri, ospitò, dopo la soppressione degli ordini religiosi, la Manifattura Tabacchi. Dopo attenti restauri è divenuto sede dell'Accademia di Belle Arti.

Il Palazzo dei Gesuiti è una costruzione cinquecentesca, iniziata nel 1574 dopo l'arrivo dei religiosi in città. L'edificio, caratterizzato da un ampio chiostro e dalla maestosità degli ambienti interni, subì numerosi rimaneggiamenti dopo il 1767, anno in cui fu soppresso l'ordine. Il palazzo fu sede nel corso dei decenni di un collegio-convitto di livello universitario con cattedre di medicina e di diritto e degli Uffici Giudiziari così come voluto da Giuseppe Bonaparte.

Il Convento degli Agostiniani fu fondato il 18 aprile 1649, in un'area donata ai monaci dall'Università che, dieci anni prima (13 marzo 1639) aveva deliberato di accogliere in città tale Ordine. Il monastero fu un ricco contenitore culturale in quanto, vi si svolgeva un'attiva vita culturale e religiosa. Divenne centro di una Scuola di Filosofia esistita fino al 1852 anno in cui fu trasformato in caserma. Attualmente sono in corso i lavori per il recupero funzionale del complesso.

Il palazzo dell'Ex Conservatorio di Sant'Anna, attiguo alla Chiesa di Sant'Anna, costituisce uno dei mirabili episodi architettonici eretti dalla volontà di privati. Fondato nel 1679, per volontà del nobile leccese Bernardino Verardi, il Conservatorio aveva la propria sede nell'antico palazzo Verardi. Nel 1764 l'edificio venne ristrutturato dall'architetto Emanuele Manieri che ne ampliò la fabbrica. Il Conservatorio venne realizzato affinché vi trovassero asilo le donne dell'aristocrazia salentina, le uniche ad avere libero accesso.

Lecce, splendida città d’arte universalmente riconosciuta, vede nel Convento di San Domenico fuori le Mura, uno dei simboli più significativi della produzione artistico – culturale del Salento. L’arrivo dei frati domenicani in Puglia durante il XIII secolo, segna l’inizio di una presenza che si farà sempre più massiccia nei secoli XIV e XV. Fu proprio verso i primi anni del XV secolo che venne fondato, a Lecce, il convento dei frati Predicatori di San Domenico con bolla papale di Eugenio V, datata al 15 giugno 1442.

Palazzi storici

Nel centro storico di Lecce, numerosi sono i palazzi di notevole rilievo artistico, nel tipico stile barocco, parecchi dei quali tuttora adibiti ad abitazioni, altri a lussuosi resort.

  • Palazzo Perrone
  • Palazzo Giustiniani
  • Palazzo Tresca
  • Palazzo de Simone
  • Palazzo Perucino
  • Palazzo Zimara
  • Palazzo Marrese
  • Palazzo Palmieri
  • Palazzo Guarini
  • Palazzo Cesarini
  • Palazzo Paladini
  • Palazzo Guido
  • Palazzo Giugni
 
  • Palazzo Tamborino
  • Palazzo Adorno
  • Palazzo Carafa
  • Palazzo Belli
  • Palazzo dei Prioli
  • Palazzo Stabile
  • Palazzo Martirano
  • Palazzo delle Carmelitane Scalze
  • Palazzo Penzini
  • Palazzo Lubelli
  • Palazzo Lecciso
  • Palazzo Rubichi
  • Palazzo Morisco
  • Palazzo dell'Antoglietta

Porte della città vecchia

Porta Napoli
Porta San Biagio
Obelisco
Arco di Trionfo o Porta Napoli

L'Arco di Trionfo, detto comunemente Porta Napoli, sorge nell'omonima piazza e fu eretto nel 1548 in onore dell'imperatore Carlo V, dalla cittadinanza grata per le opere di fortificazione fatte realizzare in difesa della città. Alto 20 m, questo monumento fu realizzato nel luogo dell'antica Porta San Giusto, al di sotto della quale, secondo la tradizione, riposavano le spoglie del santo.

D'ordine corinzio, con le colonne binate, aventi la base attica e il capitello barocco, l'Arco di Trionfo ha sul frontone triangolare scolpite le insegne imperiali con trofei e panoplie. Sul fregio centrale appare, in latino, l'epigrafe dedicatoria, che così si traduce: All'Imperatore Cesare Carlo V, augusto trionfatore, nelle Indie, nelle Gallie ed in Africa; soggiocatore dei cristiani ribelli, spavento e sterminio dei Turchi; propagatore della religione cristiana in tutto il mondo con le opere e con i consigli; essendo al governo di questa provincia Ferrante Loffredo, che seppe tener lontani da i lidi del Salento e della Japigia i Turchi ed i nemici dell'impero; l'Università ed il popolo leccese riconoscente dedicò quest'arco alla grandezza e maestà di Lui, l'anno 1548.

Porta Rudiae

Poco più a sud dell'Arco di Trionfo, si trova la cosiddetta Porta Rudiae, il cui nome deriva da quello dell'antica città di origine Messapica, posta nell'odierna periferia di Lecce, nucleo primigenio della successiva città. Probabilmente, come nel caso dell'Arco di Trionfo, qui doveva essere presente una porta di origine medioevale più antica di quella che possiamo ammirare oggi. La porta crollò nel corso del 1600 e venne ricostruita nel 1700 per volere di un patrizio leccese non meglio precisato.

La porta è chiaramente di gusto barocco, opera di Giuseppe Cino, e venne eretta quando ormai una vera e propria funzione difensiva non era più necessaria. La facciata è dominata dalla statua di Sant'Oronzo, accompagnata lateralmente dalle Statue di Santa Irene (antica patrona della città) e San Domenico. Sulle colonne della porta sono scolpiti quattro busti raffiguranti Euippa, Malennio, Dauno e Idomeneo, nipote di Minosse e pronipote di Zeus, mitico fondatore della città.

Porta San Biagio [modifica]

Porta San Biagio fu molto probabilmente edificata su una preesistente torre nel corso del XVIII secolo. Eretta per volontà del governatore di Terra d'Otranto Tommaso Ruffo, il suo stile è baroccheggiante. Su tale porta troneggia in alto la statua di San Biagio, lateralmente sono presenti due stemmi cittadini.

Altro

Obelisco

Posto a pochi metri dall'Arco di Trionfo e al centro del Viale degli studenti, l'Obelisco di Lecce fu eretto nel 1822, su progetto di Luigi Cipolla, dallo scultore salentino Vito Carluccio, in onore di Ferdinando I di Borbone.

L'Obelisco è decorato nelle quattro facciate con alcune figure in bassorilievo, tra cui in basso il delfino che morde la mezzaluna turca, stemma dei capoluoghi di Terra d'Otranto. Un curioso episodio riguarda tale obelisco: la propaganda borbonica lo fece colorare di nero, in modo che ricordasse un obelisco marmoreo, ma la prima pioggia cancellò ogni traccia del colore.

Aree naturali

Il territorio del comune di Lecce ospita diverse aree naturali e zone protette di notevole interesse ambientale.

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